
In Italia, ma anche in tutta Europa, stiamo assistendo ad un’ondata razzista e manifestazioni violente di intolleranza crescente nei confronti di falsi colpevoli. Queste azioni sono rafforzate e fomentate quotidianamente da mass media sempre più scandalosamente complici dei poteri che vogliono la gente divisa e impotente. Con vergognose falsità e con la sproporzione propagandistica “l’opinione pubblica” tende ad indurre la gente a giustificare la barbarie legalizzata.
È sempre più evidente come le notizie, palesemente manipolate, spingono al “tutti contro tutti” proponendo come unica via d’uscita l’allontanamento, la detenzione, l’espulsione o l’eliminazione del capro espiatorio di turno: ieri i meridionali, oggi i musulmani, i rom e gli immigrati in genere… e domani? Cavalcano un latente sentimento di vendetta per dare una delirante risposta al disagio comune, all’isolamento, alle innumerevoli ingiustizie, all’alienazione dell’essere umano, lacerando sempre più il tessuto sociale e ponendo le basi per un malsano consenso strappato alle popolazioni attraverso lo sfinimento cui sono sottoposte.
Tutti subiscono il “martellamento” cedendo ogni giorno di più, lasciandosi abbindolare, assopendo sempre più il sentimento di sconcerto che sorge o che potrebbe sorgere davanti a tutto questo, se solo ci fosse modo di riflettere un momento. Il problema non si risolve con il buonismo di alcuni né con la violenza di altri, queste manifestazioni sono entrambe il frutto di un irrazionalismo che ha una direzione distruttiva per tutti.
È necessario prendere coscienza di dove ci portano queste chiassose diatribe di vittime e carnefici, qualunque sia la razza o cultura da cui provengono.
Spesso però, è sufficiente che qualcuno prenda una posizione diversa, che affermi il suo dissenso ed il suo disagio perché quel sentimento anestetizzato esca fuori e ci si renda conto che in questo sistema in cui, per quelli che detengono il potere, la gente è di troppo: Il prossimo sono io.
Il prossimo, il mio vicino… sono io. Il prossimo, quello a cui toccherà dopo di loro… sono io.
